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domenica, 25 ottobre 2009

Le parole del Cardinal Martini oggi , sul Corriere, a proposito dell'Islam

1. Distinguo tra una religione in astratto (con l’insieme delle sue credenze, norme, tradizioni e consuetudini) dal modo concreto con cui la religione viene vissuta. Questa seconda realtà è decisiva per ciascuno. I fondamentalisti partono da una religione non vissuta, ma pensata.

2. Conosco non poche persone di religione islamica che sono sinceri cercatori di Dio e che, venendo tra noi, non chiedono che di trovare un po’ di lavoro e di farsi strada a poco a poco nella società, pensando soprattutto alla propria famiglia. Essi vivono quei valori che il Concilio Vaticano II ha riconosciuto all’Islam (Documento Sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane , n.3) come l’adorazione dell’unico Dio, misericordioso e compassionevole, e la sottomissione a Lui.

3. I fondamentalisti (che ci sono un po’ ovunque) esigono un’applicazione stretta della legge coranica nella società civile, non distinguendo la religione dalla società. Essi vorrebbero naturalmente attuare questo anche in Europa.

4. Si chiede dunque all’Occidente di esercitare un discernimento che smascheri gli estremisti e faccia capire che non v’è posto per essi in una società che vuol essere democratica e pluralista. Ciò esige che noi crediamo in questi valori e li viviamo sul serio! Ogni irresponsabilità del nostro mondo occidentale è un favore fatto ai fondamentalisti.

5. In ogni modo va sottolineato che non esiste un solo Islam, ma ci sono in esso varie correnti e obbedienze. Gli estremisti non rappresentano che una voce tra le tante, anche se oggi è la più forte e giustamente può incutere timore. Ed ora qualche risposta alle varie lettere. Non ho letto il Corano per intero, ma solo alcune parti di esso. Tuttavia mi sono informato presso persone competenti, sia in Europa come nei Paesi Arabi. Sarebbe bello ottenere la reciprocità in tutto, che cioè anche in questi Paesi si lasciasse piena libertà religiosa. Bisogna continuare a far presente tale nostra esigenza, ma la mancanza di reciprocità non è una ragione per negare a coloro che vengono da noi i diritti che ammettiamo per tutti. Occorre però che si esiga anche da essi la piena osservanza delle nostre regole e il rispetto per i nostri valori. Dobbiamo credere nella democrazia e agire di conseguenza. È vero che il dialogo con l’Islam non è facile, anche perché, mancando una autorità centrale, non si può sapere chi lo rappresenti adeguatamente. Tuttavia tale dialogo rimane importante, anche a livello religioso. Non è un tradimento di Gesù Cristo, ma una obbedienza alla sua volontà. Perciò i Papi si sono molto impegnati per farlo progredire. Avremo non un inferno in terra, ma certamente molte difficoltà se teniamo gli immigrati islamici in un ghetto, creando così le premesse per esiti violenti.

 



postato da: bibliotopa alle ore 14:51 | link | commenti
categorie: società, spiccioli di attualità
venerdì, 23 ottobre 2009

Il nuovo aspetto, un po' scooordinato a causa della mia scarsa conoscenze informatiche , riguarda i libri in lettura sulla piattaforma di anobii.
Il link ( gentilmente fornito da Anobii) non funziona, ma i libri sono ben visibilie se ci cliccate sopra ci trovate la pagina di Anobii relativa.

postato da: bibliotopa alle ore 17:32 | link | commenti (10)
categorie: libri
martedì, 20 ottobre 2009

Corriere della Sera.it
A Trieste, nei grandi capannoni e cortili di una vecchia caserma abbandonata, si possono vedere, affiancati o sparsi in disordine come carcasse di mostri marini lasciati su una spiaggia dal riflusso di un maremoto, carri armati, sommergibili squarciati, cannoni anticarro, autoblinde, aeroplani dall’ala fracassata; in altri vani si allineano relitti guerreschi più piccoli, gavette sfondate, Leggi ancora...


questo è il link ad un grande articolo di Claudio Magris, anche se si tratta di una parte del suo discorso.
Un grande Maestro.
Riporto comunque solo un pezzo della  parte conclusiva:
Dinanzi alle dimensioni mondiali di tali possi­bili catastrofi, l’attuale debolezza e sconnessione dell’Euro­pa appaiono doppiamente penose e colpevoli. Solo un’Euro­pa realmente unita, un vero Stato — naturalmente federale, decentrato — potrebbe avere la capacità (e avrebbe il dove­re) di affrontare problemi che non sono più nazionali. All’Eu­ropa spetta il grandioso e arduo compito di aprirsi alle nuo­ve culture dei nuovi europei provenienti da tutto il mondo, che vengono ad arricchirla con le loro diversità. Si tratterà di mettere in discussione noi stessi e di aprirsi al massimo dia­logo possibile con altri sistemi di valori, ma tracciando le frontiere di un minimo ma preciso quantum di valori non più negoziabili, da considerare acquisiti per sempre e da ri­spettare come assoluti che non vengono più messi in discus­sione. Pochi ma netti valori, come ad esempio l’uguaglianza di diritti fra tutti i cittadini a prescindere da ogni differenza di sesso, di religione o di etnia


postato da: bibliotopa alle ore 15:21 | link | commenti
categorie: trieste, società
di tre quarti. questo è il profilo con la macchia nera Minou aprile 2007