Chi sono

Utente: bibliotopa

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 26 settembre 2008

Letture
Sono passata alla Biblioteca Civica ed ho preso in prestito il libro sulla storia della Slovenia, edito questa primavera. E' molto interessante e racconta tanti particolari che a noi , pur vicini, non vengono sempre raccontati. Sfata del tutto la leggenda che sotto l'Austria  le diverse nazionalità andavano  tutte d'amore e d'accordo, almeno dopo la metà dell'Ottocento: le scazzottate fra tedescofoni e slavofoni a Lubiana, a Maribor etc nella seconda metà del secolo sono ben raccontate
Racconta bene i dibattiti a metà Ottocento sul problema della lingua slovena, il ruolo della Chiesa cattolica.. bene, sono arrivata con la storia alla fine della prima guerra mondiale e alla costituzione del regno di Jugoslavia, aspetto di concludere per giudicare. L'autore è un prof tedesco  esperto di storia della Slovenia, e nella postfazione  un prof sloveno triestino gli muove alcuni appunti.
Ecco, mi chiedo, per un libro di storia su uno stato-nazione, come lo sono la maggior parte di quelli europei, è meglio leggere un testo di un autore della medesima nazionalità, che li vede dall'interno e potrebbe averne maggior conoscenza, o uno esterno, che ne potrebbe avere una visione più distaccata?  Lo penso anche in relazione alla storia d'Italia ed ho prenotato in biblioteca la storia d'Italia di Pierre Milza, storico francese, di cui ho letto una bellissima biografia di Napoleone III, e sarei curiosa di vederla presentata per una volta da un non italiano, dopo quelle scritte dall'inglese MacSmith

postato da: bibliotopa alle ore 07:24 | link | commenti
categorie: libri
martedì, 23 settembre 2008

a proposito dei soliti spropositi giornalistici..
leggevo oggi su un quotidiano della commemorazione dei soldati del papa ai tempi di Porta Pia, e li vedo chiamati papisti
il temine usato per le truppe papali è papalini, papista è un aggettivo spregiativo coniato  dai protestanti e usato soprattutto in Gran Bretagna per definire i cattolici.

postato da: bibliotopa alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: scrivere, spiccioli di attualitĂ 
lunedì, 22 settembre 2008

ancora dalla  pacem in terris

Poteri pubblici istituiti di comune accordo e non imposti con la forza

72. I poteri pubblici, aventi autorità su piano mondiale e dotati di mezzi idonei a perseguire efficacemente gli obiettivi che constituiscono i contenuti concreti del bene comune universale, vanno istituiti di comune accordo e non imposti con la forza. La ragione è che siffatti poteri devono essere in grado di operare efficacemente; però, nello stesso tempo, la loro azione deve essere informata a sincera ed effettiva imparzialità; deve cioè essere un’azione diretta a soddisfare alle esigenze obiettive del bene comune universale. Sennonché ci sarebbe certamente da temere che poteri pubblici supernazionali o mondiali imposti con la forza dalle comunità politiche più potenti non siano o non divengano strumento di interessi particolaristici; e qualora ciò non si verifichi, è assai difficile che nel loro operare risultino immuni da ogni sospetto di parzialità: il che comprometterebbe l’efficacia della loro azione.

il passo si riferisce a istituzioni sovranazionali, ma mi sembra che possa pure applicarsi al concetto di "democrazia imposta con le armi", alquanto diffusa negli ultimi decenni.

Sì, anche Napoleone tentava di esportare la rivoluzione con le baionette, e crocclò, anche se decenni dopo da quei semi nacqua qualcosa..



postato da: bibliotopa alle ore 07:32 | link | commenti
categorie: libri, societĂ 
domenica, 21 settembre 2008

finiti i Verne, letto un Arte moderna ( italiana) del Touring club anni sessanta ( ma li facevano bene culturalmente, allora), ho ripreso in mano per rileggerlo con calma lo scontro di civiltà di Huntingdon, lo avevo preso che era d a poco uscito, forse ancora a Parigi in edizione francese.
Effettivamente, almeno nelle prime 80 pagine ( su 500) l'analisi contiene molte cose giuste, la differenza fra la civiltàe le civiltà, per esempio..

postato da: bibliotopa alle ore 12:27 | link | commenti (2)
categorie: libri
giovedì, 18 settembre 2008

Letture
Costretta a casa da mal di gola, sto rileggendo i vecchi libri dei Viaggi straordinari di Verne, edizione poche francesi: Le pays des fourrures, un'avventura artica , le Capitaine Hatteras, altra avventura polare, con un pazzo ( perchè è già toccato all'inizio e alla fine finisce pazzo sul serio) che vuole andare al polo Nord, ed ora il Phare du bout du monde, un faro all'estremità della terra del fuoco. Un modo di rivivere l'Ottocento, le sue speranze, la sua ingenua fiducia nel progresso

postato da: bibliotopa alle ore 07:12 | link | commenti
categorie: libri
mercoledì, 17 settembre 2008

ancora la pacem in terris, si parla dei profughi politici, ma non potrebbe riferirsi anche agli immigrati in genere?

l problema dei profughi politici

57. Il sentimento di universale paternità che il Signore ha acceso nel nostro animo, ci fa sentire profonda amarezza nel considerare il fenomeno dei profughi politici: fenomeno che ha assunto proporzioni ampie e che nasconde sempre innumerevoli e acutissime sofferenze.

Esso sta purtroppo a indicare come vi sono regimi politici che non assicurano alle singole persone una sufficiente sfera di libertà, entro cui al loro spirito sia consentito respirare con ritmo umano; anzi in quei regimi è messa in discussione o addirittura misconosciuta la legittimità della stessa esistenza di quella sfera. Ciò, non v’è dubbio, rappresenta una radicale inversione nell’ordine della convivenza, giacché la ragione di essere dei poteri pubblici è quella di attuare il bene comune, di cui elemento fondamentale è riconoscere quella sfera di libertà e assicurarne l’immunità.

Non è superfluo ricordare che i profughi politici sono persone; e che a loro vanno riconosciuti tutti i diritti inerenti alla persona: diritti che non vengono meno quando essi siano stati privati della cittadinanza nelle comunità politiche di cui erano membri.

Fra i diritti inerenti alla persona vi è pure quello di inserirsi nella comunità politica in cui si ritiene di potersi creare un avvenire per sé e per la propria famiglia; di conseguenza quella comunità politica, nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, ha il dovere di permettere quell’inserimento, come pure di favorire l’integrazione in se stessa delle nuove membra.


postato da: bibliotopa alle ore 10:09 | link | commenti
categorie: libri

Rileggendo la Pacem in terris, ed era il 1963:

Il trattamento delle minoranze

52. Dal XIX secolo una tendenza di fondo assai estesa nell’evolversi storico è che le comunità politiche si adeguano a quelle nazionali. Però, per un insieme di cause, non sempre riesce di far coincidere i confini geografici con quelli etnici: ciò dà origine al fenomeno delle minoranze e ai rispettivi complessi problemi.

Va affermato nel modo più esplicito che una azione diretta a comprimere e a soffocare il flusso vitale delle minoranze è grave violazione della giustizia; e tanto più lo è quando viene svolta per farle scomparire.

Risponde invece ad un’esigenza di giustizia che i poteri pubblici portino il loro contributo nel promuovere lo sviluppo umano delle minoranze, con misure efficaci a favore della loro lingua, della loro cultura, del loro costume, delle loro risorse ed iniziative economiche (cf. Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1941).

53. Qui però va rilevato che i membri delle minoranze, come conseguenza di una reazione al loro stato attuale o a causa delle loro vicende storiche, possono essere portati, non di rado, ad accentuare l’importanza degli elementi etnici, da cui sono caratterizzati, fino a porli al di sopra dei valori umani; come se ciò che è proprio dell’umanità fosse in funzione di ciò che e proprio della nazione. Mentre saggezza vorrebbe che sapessero pure apprezzare gli aspetti positivi di una condizione che consente loro l’arricchimento di se stessi con l’assimilazione graduale e continuata di valori propri di tradizioni o civiltà differenti da quella alla quale essi appartengono. Ciò però si verificherà soltanto se essi sapranno essere come un ponte che facilita la circolazione della vita nelle sue varie espressioni fra le differenti tradizioni o civiltà, e non invece una zona di attrito che arreca danni innumerevoli e determina ristagni o involuzioni.


Mi sembra molto attuale, e saggio

postato da: bibliotopa alle ore 10:06 | link | commenti (1)
categorie: libri
martedì, 16 settembre 2008

sempre per la spesa..
la gente ormai si sta dimenticando le stagioni di frutta e verdura:  chi si ricorda la favola di Grimm della bambina spedita dalla cattiva matrigna, in pieno inverno, con un vestitino di carta, a cercar le fragole nel bosco? meno male che le trova sotto la neve davanti alla casa dei nanetti buoni..
bene, ora non c'è problema, perchè si trovano in tutte le stagioni..
però se un frutto si trova fuori stagione, ci sono 3 possibilità:
1 è conservato da mesi
2 è coltivato in serra
3 viene dall'altra parte del globo

in tutti i casi non sono prodotti freschissimi e si paga la coltivazione, la conservazione o il trasporto, invece della qualità. A volte devo dire che , visti i prezzi bassi all'origine, il prezzo finale è cncorrenziale, e mi sa che ci sia sotto un contributo per tener alti i prezzi dei prodotti nostrani, e se il prodotto è buono, bene, a volte qualche pera Williams sudamericana la compero pure io!


postato da: bibliotopa alle ore 08:42 | link | commenti
categorie: economia domestica
domenica, 14 settembre 2008

Letture:
dopo un periodo di convalescenza, in cui ho riletto il ciclo di Angelica ( meno gli ultimi, prestati e mai più rientrati), mi son letta la tredicesima storia:
romanzo inglese con lande, nebbia, fantasmi, delitti, famiglie un poco matte, gemelle e sorelle... comunque bello.
Adesso ho iniziato di Giacomo Scotti Operazione Tempesta- gli orrori in Kraijna del 1995.
(un cenno: http://lists.indymedia.org/pipermail/imc-sicilia/2005-August/0810-4o.html)
c'è da notare che tutti questi orrori balcanici, da cui per fortuna la nostra vicina Slovenia si è tirata fuori in tempo, nascono dal concetto di stato etnico: concetto contro cui recentemente si è scagliato Gorbaciov, sostenendo che la molteplicità è una ricchezza.
E per ottenere uno Stato etnicamente compatto, il sistema è semplice, per gli Stati balcanici interessati, o si cambiano i confini o, come descrive bene lo Scotti, si fanno fuggire gli abitanti dell'etnia minoritaria e nelle case rimaste vuote si trasferiscono abitanti dell'etnia maggioritaria. Così le minoranze spariscono. nel libro, il problema riguarda soprattutto serbi e croati, ma vi sono allusioni pure agli italiani in Croazia.
Poi c'è il problema della lingua: io non sono esperta, ed ho sempre sentito parlare di serbocroato, diverso semmai per la scrittura, cirillica per il serbo: ennò!!! negli ultimi tempi vedo spiegare che il serbocroato era una lingua artificiale imposta, che serbo e croato sono due lingue ben distinte... perfino la lingua parlata a Ragusa ( Dubrovnik) nel Rinascimento, che viene descritta come un dialetto slavo ciacavo o altri nomi simili di cui poco so, negli ultimi secoli è stato rivendicato , vista la brillante letteratura, Darsa, Gondola ( Drsic, Gundulic), o come un purissimo croato o come  un purissimo serbo ( Storia di Ragusa, di uno scrittore inglese). Ma oggi sul libro ho scoperto che, per evidenziale le etnie, hanno deciso di distinguere la lingua bosniaca come una lingua distinta.
Ecco, mi chiedo se, davanti a queste "pulizia etniche",  spesso sanguinose o comunque che sradicano  abitanti per ottenere zone etnicamente e linguisticamente omogenee, e pure qualcosa del genere è successo in istria nel dopoguerra con la comunità italiana, il tentativo fascista di assimilazione degli sloveni  attraverso la proibizione dellì'uso della lingua su cui continuo a leggere pianti greci , non sia stato ancora una soluzione meno violenta dello spostamento violento di popolazioni, costrette ad abbandonare le proprie case, che è stato fatto ancor recentemente.
Voglio sperare che negli ultimi anni la situazione sia migliorata e che la Croazia, con la speranza di ottenere una patente di democrazia europea, abbandoni le politiche descritte nel libro. Il libro non parla dei problemi della Serbia, su cui pertanto non mi pronuncio.

postato da: bibliotopa alle ore 18:30 | link | commenti (1)
categorie: libri

spese superflue..
i prodotti firmati.
Ci sono casi in cui la firma di un prodotto è effettivamente un marchio di qualità, penso a certi orologi, ma in molti casi è solo un enorme sovrapprezzo: mi riferisco in particolare a prodotti di finta pelle ( plastica) che solo per essere firmati da stilisti costano quanto un prodotto di qualità migliore, di pelle, ma con una firma meno famosa. O gli occhiali da sole! capisco non comprare occhiali di infima qualità, ma i prezzi degli occhiali da sole firmati mi impressionano: una volta erano solo i RayBan, adesso  un paio di occhiali di plastica, purchè firmato dai soliti stilisti,costa da 5 a 10 volte  più di uno anonimo di discreta qualità.
A queste attrazioni sono soggetti i giovani e forse anche persone con scarsa autostima, che ritengono di valere di più se ostentano un marchio che vorrebbe qualificarli come "ricchi", "alla moda" "come gli altri".

ridicolo poi piangere che non si arriva a fine mese...

postato da: bibliotopa alle ore 11:16 | link | commenti
categorie: societĂ , economia domestica
di tre quarti. questo è il profilo con la macchia nera Minou aprile 2007