patate
O meglio patate fritte.. andarci piano coi fritti, par tanti motivi.
Ma ci pensavo: quando ero piccola le patate fritte si facevano rigorosamente a casa. ed erano le patate tagliate a velo, le chips, per intenderci, quelle che vendono pronte in sacchetti grandi così ai supermercati, con tanto sale e fritte in grassi che non si sa cosa siano. Le prime le vidi negli anni sessanta, e alla mattina al mare le chiedevo sempre alla mamma, anzi mi piaceva lasciarle al sole così diventavano belle calde come appena fritte, e l'olio, bleah se ci pensoa desso! devo ringraziare la mamma che me le comprava assai di raro. ma quando ho tentato di rifarle con tutti i crismi a casa ( mandolina, poi patate in acqua fredda e poi friggerle), mi sono rimaste alquanto fradice d'olio, poco croccanti, e spesso con un retrogusto amaro. chissà perchè?
poi ci sono quella tipo ristorante casalingo, cioè fritte a spicchietti, per far vedre che non son surgelate, e invece non è detto, e semmai vengono bene al forno , attorno ad un pollo arrosto
e poi ci sono le onnipresenti frites alla francese, che poi in Balgio lo sono ancor più onnipresenti, che si possono fare in casa con il tagliapatate , ma non so perchè quelle surgelate vengono più croccanti e asorbono meno olio..
bene, per adesso so voglio patate me le mangio lessate al vapore!
per una volta metto direttamente un link ad un articolo sulla scuola del prof Giorgio Israel, universitario matematico alla Sapienza di Roma, ringraziandolo per la tenacia con cui tenta di difendere una scuola sempre più senza bussola
http://gisrael.blogspot.com/2007/11/per-poter-valutare-gli-insegnanti.html
e riporto qualche passo:
. Internet e il computer sono meri strumenti con cui si possono fare eccellenti ricerche bibliografiche (se si è appreso come farle!) o scaricare informazioni improbabili da Wikipedia (per esempio che il Cardinale Ratzinger nel 1990 condannò Galileo), elaborare efficaci modelli matematici (se si conosce la matematica!), fare videogiochi o visitare siti pedopornografici.
Il premio Nobel per l’economia Robert Aumann, recentemente richiesto di fare previsioni circa l’andamento della finanza mondiale sulla base della teoria dei giochi, ha ammesso onestamente che essa non gli permetteva di dire niente più di quanto potrebbe dire un qualsiasi uomo della strada.
se (esempio emblematico) si pretenderà di insegnare a un bambino a dividere 300 per 15 al seguente modo: disegna 15 alberi e appendi ad essi in parti uguali i disegni di 300 palline, e poi colora tutto… La matematica si è sviluppata proprio per non dover disegnare e colorare centinaia o migliaia di alberi e palline.
Più in generale, i dibattiti sull’istruzione appaiono dominati da una vacua ripetizione di formule di cui quasi nessuno conosce il senso. Tale è il caso dello slogan del “passaggio dalla scuola delle conoscenze alla scuola delle competenze”, che viene evocato come una necessità assoluta anche “perché ce lo chiede l’Europa”.
Pochi sanno che la pedagogia per obbiettivi è un metodo di formazione professionale sviluppato negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale per addestrare tecnici addetti alla manutenzione capaci di operare sotto il fuoco nemico o piloti da combattimento. È evidente che in questo contesto, come in molti contesti tecnico-professionali, è possibile dare una valutazione quantitativa delle prestazioni e quindi fondare in modo accettabile il concetto di “competenza”. I guai cominciano quando si vuole generalizzare tale concetto a ogni forma di apprendimento.
Letture
Sto leggendo per la prima volta un libro ereditato dalla mamma, una biografia di Pietro il Grande degli anni quaranta. Un po' agiografica, ma mi fa ripetere un po' la storia delle guerre del nord. E mi fa capire perchè ad esempio all'allora Leningrado erano così fieri di mostrare la barchetta del medesimo.
Io ricordavo quella di Troyat, letta una buona ventina di anni fa. Le biografie dei sovrani russi di Troyat però col tempo mi sembrano perdere un po' di spessore, le prime ( Pietro il Grande e Caterina ) sono corpose, le ultime Nicola I, Alessandro I, sono più ristrette..
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